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Andare avanti con l’attuazione della Legge 3/18 A.I.FI. non abbassa la guardia

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Sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato: il diploma di Massofisioterapista post ‘99 non consente di saltare il test di ingresso per iscriversi al Corso di Laurea in Fisioterapia

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Le professioni degli Ordini TSRM-PSTRP incontrano la Regione Campania

Venerdì 9 Novembre 2018 presso il Centro Direzionale di Napoli – Auditorium Torre C3 – si tenuto il convegno ‘Le professioni degli Ordini TSRM-PSTRP incontrano la Regione Campania’.
Al convegno, promosso dal Presidente dell’Ordine dei TSRM PSTRP di Napoli e province Dott. Franco Ascolese, si è voluto evidenziare il “passaggio storico” che, con l’ entrata in vigore della Legge 3/2018, vede coinvolte le 19 professioni sanitarie nella costituzione del proprio Albo professionale nell’ Ordine dei TSRM PSTRP.
Si è trattato di un primo confronto tra i Presidenti rappresentanti delle 19 professioni sanitarie confluite nell’Ordine con gli organi politici ed istituzionali della nostra Regione, esponenti della Sanità pubblica e privata, sulla nuova disciplina prevista dalle recenti normative in materia di professioni sanitarie quali la Legge n. 24/2017, cosidetta Legge Gelli, e la Legge n. 3/2018, cosidetta Legge Lorenzin.
Nel corso dei lavori congressuali sono intervenuti alcuni rappresentanti istituzionali della Regione Campania.
L’Avv. Antonio Postiglione, Direttore Generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del SSR, ha espresso un’attestazione di stima nei confronti dei professionisti della salute: “nella gestione della sanità, nel predisporre un buon piano socio-sanitario, anche in termini di sicurezza, non si può non coinvolgere tutte le professioni che concorrono ai processi socio-sanitari”.
La Regione Campania punta ad erogare servizi e prestazioni di eccellenza rese alla collettività, alla valorizzazione delle professionalità mediche e sanitarie specifiche di ogni profilo professionale. Questo grazie all’impegno economico, utilizzando fondi europei e regionali, di rifinanziare percorsi formativi e di aggiornamento professionale che valorizzino le competenze . Lo ha detto la Dott.ssa Chiara Marciani, assessore alla Formazione e alle Pari Opportunità della Regione Campania.
Accanto a queste opportunità non mancano tuttavia le criticità correlate all’ iscrizione all’Ordine multialbo. La dott.ssa Calabrese, Presidente dell’Associazione Fisioterapisti Regione Campania, designata quale rappresentante dell’area della Riabilitazione alla Tavola Rotonda, ha relazionato sulle problematiche inerenti la verifica dei titoli abilitanti e le procedure relative all’iscrizione all’Albo professionale. In particolare ha voluto rimarcare le figure escluse dal processo d’iscrizione all’Albo dei Fisioterapisti e richiamare l’attenzione su un’argomento che da sempre l’AIFI porta avanti sui tavoli istituzionali, cioè la lotta all’abusivismo professionale e formativo.
La richiesta esplicita all’Ordine e agli esponenti della Regione è stata quella di provvedere a sanare il vuoto normativo post -Legge del 17/03/99, che prevedeva la formazione sanitaria esclusivamente all’interno delle Università e la chiusura delle scuole regionali, e, attraverso percorsi formativi nell’assoluto rispetto degli obiettivi formativi generali e specifici degli ordinamenti didattici, garantire la qualità degli operatori sanitari.
Infine un’appello a vigilare sul fenomeno dei corsi di laurea in fisioterapia istituiti in paesi stranieri.

NO AD AVVENTATE E INGIUSTE DEROGHE O SANATORIE PER LE ISCRIZIONI AGLI ALBI

Siamo venuti a conoscenza dai media dell’emendamento all’art. 41 del ddl 1334 che prevederebbe la possibilità di continuare ad esercitare senza obbligo di iscrizione all’Albo per “tutti coloro che, pur avendone i titoli, non hanno potuto accedere a percorsi di equivalenza”.

L’Associazione Italiana Fisioterapisti A.I.FI. ritiene tale proposta confusa nella forma e sbagliata nella sostanza e ne chiede quindi ai proponenti il ritiro immediato.

L’emendamento appare confuso nella forma perché i percorsi di equivalenza, definiti con l’Accordo Stato/Regioni n. 17/CSR del 10 febbraio 2011, recepito nel DPCM 26 luglio 2011, consentivano ai possessori di titoli atipici, ottenuti entro il 17 marzo 1999, non riconducibili a titoli equipollenti e non ricompresi in un esplicito elenco di titoli “esclusi”, di far valutare il proprio percorso formativo e la propria carriera pregressa “caso per caso”. Non era quindi previsto un preciso elenco di titoli che potevano accedere, e pertanto la formulazione “tutti coloro che, pur avendone i titoli, non hanno potuto accedere a percorsi di equivalenza” crea confusione oltre che, a nostro avviso, difficilmente applicabile.

L’emendamento appare inoltre sbagliato nella sostanza perché se il problema è che qualcuno non ha potuto accedere a percorsi di equivalenza, a nostro avviso la risposta non dovrebbe essere “continua pure ad esercitare senza iscriverti all’Albo” ma eventualmente, ad esempio, chiedere a Regioni e Province Autonome di ribadire i percorsi di equivalenza con le stesse regole di allora, quindi solo per i soli titoli conseguiti entro il 17 marzo 1999, in modo da valutare il percorso formativo di ciascuno e la eventuale necessità di integrazioni. L’emendamento sembra dare, infatti, una risposta scorretta; scorretta nei confronti di chi quei percorsi di equivalenza li ha con fatica intrapresi; scorretta nei confronti dei quasi 100.000 professionisti sanitari che in questi quattro mesi hanno intrapreso l’oneroso percorso di iscrizione agli Albi e che si vedrebbero, al passare di questa proposta, come si suol dire “cornuti e mazziati”.

EVITARE LE STRUMENTALIZZAZIONI

AIFI, inoltre, mette in guardia i decisori pubblici da chi sta tentando di strumentalizzare questo momento complesso di valutazione dei titoli e sta creando allarmismi forse ingiustificati; diverse realtà stanno infatti usando il rischio del “mettere sulla strada padri di famiglia” quando questo rischio non è reale o è limitato a pochi specifici casi magari risolvibili in altro modo.
Lo fanno per far passare norme che consentano l’iscrizione agli Albi anche di chi ha seguito percorsi formativi assolutamente insufficienti a garantire le competenze previste dai decreti ministeriali istitutivi dei profili delle 17 professioni sanitarie coinvolte.
Lo ribadiamo: i titoli conseguiti dopo il 17 marzo 1999 non sono in alcun modo, per contenuti e per durate, sovrapponibili alle Lauree triennali abilitanti all’esercizio di professione sanitaria.

Qualsiasi sanatoria, o improvvida proroga dei termini di equipollenze o equivalenze, avrebbe come unica conseguenza quella di mettere la salute dei cittadini nelle mani di persone non adeguatamente formate e di offuscare un percorso di chiarezza, quello degli Albi e Ordini per tutte le professioni sanitarie, atteso da decenni da centinaia di migliaia di professionisti

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Negli ultimi anni si è manifestato, ed è in continuo aumento, il fenomeno dei corsi di laurea in fisioterapia stranieri, ai quali si rivolgono aspiranti studenti italiani. Sono molte le organizzazioni che offrono corsi di laurea in fisioterapia sia con svolgimento in Italia, rilasciando titoli di università straniera, sia all’estero, non necessariamente nel paese dell’università che rilascia il titolo. Questi enti attraggono i tanti giovani delusi dal mancato superamento dei test di ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie, vantando la possibilità di accesso senza alcun test di ingresso. Gli annunci tendono ad essere molto accattivanti senza chiarire però gli ulteriori oneri di cui bisogna farsi carico dopo il conseguimento del titolo!

Professioni sanitarie, ministero Salute: «Abusivo chi non si iscrive subito al nuovo ordine multi-albo»

«Tutti i professionisti regolarmente abilitati che intendano esercitare una professione sanitaria in qualunque forma giuridica , hanno l’obbligo di iscriversi da subito all’albo professionale di riferimento». Un adempimento che scatta per i 17 profili – dai fisioterapisti agli ortottisti, dai tecnici di laboratorio ai dietisti, dagli igienisti dentali ai tecnici audiometristi – per la prima volta inclusi in un albo professionale e che devono effettuare l’iscrizione sul portale del nuovo Ordine multi-albo (www.tsrm.org ) istituito dalla Legge Lorenzin, sia nella libera professione sia nell’ambito della dipendenza presso strutture pubbliche o private. E in caso di non ottemperanza, «occorre evidenziare» che la stessa Legge Lorenzin «ha inasprito le pene e le sanzioni per coloro che incorrano nel reato di esercizio abusivo della professione». L’art. 12 della legge 3/2018 prevede infatti da sei mesi a tre anni di reclusione e multe da 10mila a 50mila euro. È questo il succo della lettera che il direttore generale della Dg professioni sanitarie e risorse umane del ministero della Salute, Rossana Ugenti, ha inviato in risposta a una richiesta di chiarimento da parte dello stesso nuovo ordine multi-albo (Federazione Tsrm e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione ) sui termini di iscrizione agli albi delle professioni sanitarie istituiti con Dm 13 marzo 2018. Una conferma da parte del ministero resa necessaria per «contrastare il diffondersi di messaggi distorti, soprattutto nei siti Internet e nei social».

Nessuna proroga per i dipendenti pubblici
Stessa scadenza cogente vale anche per i professionisti impiegati come dipendenti del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Il ministero chiarisce infatti che il termine del settembre 2019 – citato nella nota dell’Ordine dello scorso 4 giugno nella quale si sottolineava la particolarità del periodo transitorio per l’implementazione degli albi stessi – si riferisce esclusivamente alla conclusione dell’incarico di supporto dei rappresentati delle associazioni maggiormente rappresentative. «Tale termine – ribadisce Rossana Ugenti nella sua lettera – è stato travisato considerandolo un termine per l’iscrizione all’albo quando, invece, è stato indicato come un limite temporale per le Aziende sanitarie per la richiesta della certificazione ai singoli professionisti per partecipare ai concorsi e alle selezioni». Alla luce di quanto esposto, «ci si augura – conclude la dirigente del Ministero – che ogni dubbio sui termini per le iscrizioni agli albi delle professioni sanitarie istituiti con Dm 13 marzo 2018 sia definitivamente superato».

Il rischio è l’esercizio abusivo della professione
Al momento attuale, quasi la metà dei professionisti interessati (complessivamente 180-200mila, appartenenti ai 17 profili che devono iscriversi ai nuovi albi) hanno effettuato la preiscrizione sul portale del nuovo Ordine multi-albo . «Dalla data di decorrenza dell’obbligo del primo luglio scorso a oggi – spiega Alessandro Beux, presidente dell’Ordine – la pratica è stata ultimata da 80mila professionisti. Il nostro obiettivo è di superare i 100mila entro dicembre». A vedere il bicchiere mezzo pieno, potrebbe essere considerato un buon risultato. «La macchina si è senza dubbio avviata bene – continua Beux – a dispetto di chi “gufava” e sosteneva che non ce l’avremmo mai fatta. Ma anche alla luce dei chiarimenti del ministero, in realtà siamo a metà dell’opera. Tutti gli altri professionisti che non si sono ancora iscritti avrebbero già dovuto essere dentro e non ci sono. A fine dicembre avranno esercitato abusivamente la professione per sei mesi».

L’obiettivo dell’intero processo non è di vessare i professionisti, ricorda il presidente, ma di tutelarli. «La Federazione nazionale, il Ministero della Salute e le Regioni – conclude Beux – stanno valutando i percorsi tecnici di equivalenza e i percorsi normativi necessari a garantire la serenità di tutti i professionisti che ne hanno i requisiti. Da questo punto di vista l’Ordine è solo contro gli abusivi».